La parola “lutto” viene dal latino “lugere” che significa “piangere”. Il pianto è, in qualche modo, essenza e rappresentazione del dolore che il lutto provoca e anche, in parte, del modo di poterlo elaborare e gestire.

Il pianto e la lamentazione sono due degli elementi cardini di una serie di rituali ed espressioni antichissime, che caratterizzano la maggior parte delle culture antiche e moderne. Fare riferimento, infatti, ad una serie di passaggi e rituali collettivi ha da sempre avuto la funzione di accompagnare, con segni esterni, il processo interno di elaborazione del lutto di chi ne è toccato. Ed è proprio su questo processo psicologico di “elaborazione del lutto” che vogliamo soffermarci facendo riferimento al modello in 5 fasi elaborato nel 1969 da Elizabeth Kubler-Ross, psichiatra svizzera che ha lavorati per anni con i malati terminali.

Le 5 fasi del lutto

  1. Diniego o Rifiuto: la fase dell’incredulità, del rifiuto che quanto accaduto sia vero, dello shock, della estrema difesa della mente da un dolore troppo forte, grande ed improvviso. E’ una fase che ha una sua utilità, permette, in qualche modo di difendersi, di prepararsi. Negare permette di “prendere tempo” per prepararsi e non essere sopraffatti. Si può avere l’impressione che le persone, in questa fase, siano “disconnesse” dalla realtà e da quanto accaduto, che non reagiscano come ci si aspetterebbe. E’ una fase che, come detto, permette di difendersi ma che deve avere un termine poichè solo quando si smette di “negare” può avere inizio il vero processo di elaborazione e guarigione.
  2. Rabbia: il sentimento più forte che compare, solitamente, finita la fase della negazione. La rabbia con gli altri, ritenuti responsabili, con se stessi, con Dio o l’universo, con lo stesso defunto che magari non “avrebbe dovuto morire”. E’ molto importante che, in questa fase, ci si conceda di provare ed esprimere la rabbia senza tentare di reprimerla. Ovviamente possono esserci suggerimenti utili per come esprimerla e canalizzarla, ma va lasciata uscire se si vuole proseguire nel proprio processo di elaborazione del lutto. Reprimere la rabbia “congela” la psiche e non gli permette di andare avanti. Esternamente può sembrare che la persona sia “forte” e ragionevole, purtroppo se si nega la rabbia si rimanda solo il problema che tornerà più forte in una fase successiva.
  3. Contrattazione: in questa fase vive una sorta di “illusione” di poter negoziare con qualcuno o qualcosa per cambiare la realtà (“se farò come dice il medico guarirò”….”Se Dio guarirà mio marito mi impegnerò a fare…”) . E’ una fase in cui si presenta, tipicamente, il senso di colpa..”se avessi fatto….” , “se fossi intervenuto prima…”, “se l’avessi capito….”…ecc…
  4. Depressione: la fase del dolore vissuto, la fase della disperazione, delle lacrime che sembrano non avere fine, del sentirsi svuotati, senza senso, apatici, senza voglia di affrontare la quotidianità e quanto essa ci propone. In questa fase è facile preferire lo stare da soli, non sentirsi più in grado di portare avanti il proprio lavoro, ci si sente senza forze e motivi per alzarsi la mattina dal letto. Come per la rabbia, anche il dolore deve trovare spazio in noi ed essere espresso e non represso. Il dolore, infatti, potrà essere superato solo attraversandolo, e ci sono modi per farlo più efficacemente.
  5. Accettazione: la fase in cui, pur con fatica, si torna a riprendere in mano le redini della propria vita accettando che sia cambiata e che, anche se nulla tornerà come prima, sarà ancora possibile poter vivere e magari anche sorridere. Si impara a convivere con l’assenza della persona amata. Si ricomincia ad interagire con gli altri, si riprende la quotidianità seppur con alti e bassi emotivi.

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E’ importante specificare che queste fasi non sono “fisse” nè una precede in maniera rigida un’altra. Sono i momenti che la maggior parte delle persone si trova a sperimentare quando vive un lutto, più o meno in queste sequenza ma non con una continuità rigida. Alcune fasi si possono alternare, si possono sovrapporre, hanno tempi diversi l’una dall’altra.

La depressione successiva ad un lutto

Il processo di elaborazione del lutto descritto può, però, interrompersi e fissarsi in una delle fasi senza riuscire ad evolvere fino alla sana accettazione. Quando il lutto non è elaborato e si ferma in una fase, la frustrazione che nel tempo arriva per il fatto di non riuscire ad uscire dal problema potrà portare, piano piano, ad una fase depressiva più o meno grave.

In che modo poter evitare che questo accada?

L’indicazione generale è quella di permettere ad una persona di vivere tutte le fasi del lutto, esprimendo le emozioni che in quel momento prevalgono senza reprimersi.
Nello specifico ci sono alcuni comportamenti che più di altri tendiamo a mettere in atto per “non soffrire” e che, se reiterati nel tempo, contribuiscono a bloccare il processo di elaborazione del lutto.

Come superare un lutto

Vediamo, allora, insieme, le tentate soluzioni ( i comportamenti messi in atto per evitare di soffrire) di chi soffre per un lutto:

  • cercare di non pensare riempiendo la vita di impegni
  • assumere il ruolo di chi sostiene gli altri ( e gestisce sia l’organizzazione funeraria che la riorganizzazione della vita familiare spesso sostituendosi al defunto)
  • evitare di parlare del defunto ( anche con altri che lo conoscevano)
  • evitare foto, oggetti, luoghi che ricordano il defunto
  • rinunciare ad affrontare le cose nuove che la vita presenta per timore di offendere la memoria del defunto (evitare di gioire, ridere, rilassarsi …tenere la casa o la stanza del defunto come un museo)
  • parlare solo del proprio dolore anche dopo un lungo periodo di distanza dal lutto

La presenza costante di uno o più di questi comportamenti, insieme ad un tono dell’umore depresso o aggressivo che continua anche dopo 8-10 mesi dal lutto o la completa rinuncia alle attività lavorative e sociali sono un campanello di allarme per noi stessi o per chi ci sta intorno, che va ascoltato e, in molti casi, indica il bisogno di essere supportati da uno psicologo esterno per sbloccare il processo di elaborazione del lutto e portarlo al suo compimento.