L’autostima, ovvero la considerazione che ognuno di noi ha di se stesso, è un tema di cui si parla moltissimo, soprattutto per la consapevolezza di quanto essa sia legata alla risoluzione di problemi e alla realizzazione di obiettivi e desideri.

In altre parole, l’autostima è fortemente collegata all’equilibrio psicologico di una persona, la maggior parte di coloro che si rivolgono ad uno psicoterapeuta per uno specifico problema, infatti, dichiara anche di non avere molta stima di sé e delle proprie capacità.

L’autostima è un costrutto psicologico con cui ognuno di noi si confronta, più o meno consapevolmente, per tutta la sua vita, ed è fondamentale che sia chiaro come essa funzioni e come poterla migliorare, aumentare, se necessario. Vediamo allora le sue caratteristiche principali, e i “gradini” che permettono di risalire la scala della stima personale.

Tre caratteristiche dell’autostima, il significato

E’ una sensazione prima di essere un pensiero: il pensiero che esprimiamo con le parola “non ho stima di me”, “non sono capace”, “non mi stimo”…ecc…prima di essere una convinzione, una valutazione su noi stessi, è una sensazione. Ovvero un modo in cui percepiamo noi stessi in relazione, per esempio, ad una capacità, ad un problema da risolvere, ad una sfida….non è un ragionamento razionale…è un modo di sentirci.

Il pensiero che dà significato a quella sensazione percepita viene successivamente. Per renderla più semplice direi che l’autostima è la percezione di quanto sentiamo di poter contare su noi stessi di fronte alle varie prove della vita, anche quelle più piccole. Essa si costruisce mettendo insieme le esperienze che facciamo ( e i loro esiti, positivi o negativi), l’immagine di noi che ci è stata trasmessa dai nostri familiari, il significato che diamo alle cose che ci accadono, il modo in cui rispondiamo alle difficoltà, i riconoscimenti che riceviamo dall’esterno, il riconoscimento che riusciamo o non riusciamo a dare a noi stessi.

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E’ dinamica, non statica: poiché dipende da così tanti parametri, l’autostima non rimane mai fissa e stabile per nessuno di noi, nel corso della vita. Avrà sempre qualche picco più alto e qualcuno più basso: quello che deve destare preoccupazione non è qualche curva in discesa ma il trend generale…nessuno può permettersi, infatti, di avere un “grafico” in cui i valori dell’autostima rimangano sempre bassi, perchè, come abbiamo detto, questo coinvolge il proprio equilibrio di benessere psicologico generale e predispone maggiormente allo sviluppo di patologie ansiose e depressive.

Può essere situazionale o generale: può capitare di avere una bassa autostima generale, che pervade tutti i settori dell’esistenza ( ed è la casistica più frequente), come, invece, che essa riguardi una sola specifica situazione. Ad esempio “mi sento inadeguato in quello specifico lavoro ma non nel resto della mia vita”, o “ho una bassa stima di me quando sono in ambienti troppo formali o eleganti, ma non nelle relazioni in generale”. E’ anche possibile che un calo di autostima parta proprio da una specifica esperienza negativa in un ambito e poi, se non curata e gestita, si possa “generalizzare” alla persona in totale ( si passa da “mi sento inadeguato quando faccio questo…” a “sono inadeguato”), allargandosi a tutti i campi della vita.

Sette gradini per Aumentare l’autostima:

I sette “gradini” che ora spiegherò sono dei sostegni per permettere all’autostima di poter risalire, non sono gli unici ma quelli che più frequentemente si presentano in chi ha problemi di bassa stima di sè.

Per ciascuno di essi vi sono degli specifici esercizi: non hanno tutti la stessa importanza e non sono scritti in un ordine particolare. In un percorso psicologico per il miglioramento dell’autostima , per prima cosa si personalizzano questi gradini per vedere quali sono quelli che la persona ha più necessità di rafforzare e poi si costruisce un percorso personale di crescita e rafforzamento della propria autostima.

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  1. Saper accettare il rifiuto: la paura del rifiuto è molto spesso collegata ad una bassa autostima, questo perchè, in molte persone, la stima di sè è collegata in maniera diretta agli apprezzamenti esterni, a quanto le proprie idee e proposte vengano accettate e apprezzate. In questi casi il rifiuto può diventare un elemento di “disconferma di sè”, qualcosa che ci mette in pericolo, che ci fa sentire rifiutati e fragili…incapaci di distinguere il “no” ad una nostra idea, ad esempio, dal “no” a noi come persone. Imparare ad affrontare e accettare i “no” è un gradino essenziale per far risalire l’autostima.
  2. Smussare la rigidità:in una forte tempesta il salice, piegandosi in maniera elastica riesce a non spezzarsi, il pino, pur così forte, rimane rigido e si spezza…” ..è una classica immagine di come la rigidità copra, infondo, una estrema debolezza di sè. Quando una persona ha criteri troppo rigidi nella realizzazione di sè, nella soddisfazione relazionale, nella propria capacità di rilassarsi è probabile che abbia sviluppato la necessità di “binari rigidi” proprio per sentirsi più al sicuro, più forte, più capace di affrontare un mondo che altrimenti sentirebbe di non poter fronteggiare. Se c’è questo aspetto nella persona che accusa una bassa stima di sé, va rilevato e affrontato con metodi specifici e graduali.
  3. Accogliere le proprie debolezze e incapacità: chi ha bassa autostima, molto spesso, detesta questo suo essere fragile, cerca di nasconderlo, di combatterlo, lo vive come una cosa di cui avere vergogna. Ma sappiamo che la forza e l’equilibrio psicologico di una persona, invece, comprendono l’accettazione. Accettazione che non è mai rassegnazione. Nè spinta ad accontentarsi. Ma presa di coscienza, sguardo sulla realtà di ciò che si è, in totale, nel bello e nel meno bello. Perchè potrò sempre cercare di migliorare, ma se non avrò uno sguardo benevolo su me stesso, anche sulle parti più deboli, il miglioramento diventerà un’ossessione verso un perfezionismo mai raggiungibile, che sarà solo continua fonte di frustrazione e prova della mia inadeguatezza.
  4. Avere obiettivi definiti, non banali e in linea con i propri valori: vivere senza un progetto, un sogno, un obiettivo è vivere al ribasso, rincorrendo solo i bisogni basilari della quotidianità che, pur essendo necessari, non soddisfano una parte profonda di noi legata al creare, al sentirsi utili, alla capacità di realizzarsi. Chi non crede in sé e nelle proprie possibilità ha la sensazione di fare già una fatica immensa nelle normali necessità quotidiane che mai potrebbe pensare di “alzare il livello” dei propri obiettivi…eppure, anche questo è un gradino necessario, che va affrontato con calma e con strumenti adeguati.
  5. Superare le proprie paure: ansie, fobie e paure esagerate sono semi che crescono facilmente in un terreno di bassa autostima. Spesso sono proprio le conseguenze del dover convivere con le paure patologiche a portare una persona a chiedere un aiuto psicologico. Quando ci troviamo di fronte a questo caso, ovviamente, è da questo gradino che bisogna partire. Liberare le persone da fobie, ansie e paure esasperate è fondamentale per poter , poi, lavorare sul resto…una persona ingabbiata nella paura non potrà, pur volendolo, affrontare un percorso di crescita e rafforzamento della propria stima di sé. Togliamo prima ciò che crea maggior disagio e poi, si lavorerà per migliorare.
  6. Staccarsi dal passato, “io non sono quello che i miei genitori pensano di me”: questo gradino è importante qualora la persona si renda conto che la sua bassa autostima è collegata all’immagine che gli è stata rimandata dai suoi familiari sin da piccolo. “Sei un buono a nulla”, “non farai mai nulla nella vita”, “ma perchè non sei come dico io?”, “vai bene solo se fai questo…dici questo…” . frasi come queste, ripetute nel tempo da figure significative possono lasciare un segno nella costruzione della propria autostima. In questi casi è necessario lavorare per ricostruire dentro di noi quella fiducia in se stessi che non ci è stata accordata da piccoli o da adolescenti e la bella notizia è che…è possibile…possiamo e dobbiamo, ad un certo punto, prendere in mano le redini della nostra storia indipendentemente da quale passato abbiamo alle spalle…ci vuole un pò di tempo ma questo percorso di crescita di rende davvero molto più forti.
  7. Essere autoironici: ultimo gradino, non certo per importanza, sviluppare la capacità di saper ridere di noi stessi e di non prenderci troppo sul serio, cosa che solo chi ha un buon equilibrio riesce a fare perchè, infondo, ridendo di noi ci prendiamo il rischio di mettere in risalto qualcosa di buffo, di non perfetto, di potenzialmente “criticabile”. Saper ridere può essere una vera arma. Infondo, come diceva Oscar WildeL’umanità si prende troppo sul serio. E’ il peccato originale del mondo. Se l’uomo delle caverne avesse saputo ridere, la Storia avrebbe seguito un altro corso”.